Maria Tartaglino

Asti: 17/09/1887 - 01/09/1944

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BIBLIOGRAFIA

 

da "SANTI PER VOCAZIONE":
Maria Tartaglino

Intervista allo storico e scrittore Prof.Paolo Risso sulla figura di Maria Tartaglino; intervista a cura della giornalista Simona Marmorino.

FONTE:
Canale YouTube: Padre Pio TV.


Premessa:

Per avere una più chiara visione di Maria Tartaglino si consiglia di visionare le pagine: 
"Il processo Diocesano" e "L'interrogatorio", infatti, a seguito di accadimenti che saranno illustrati, il vescovo di Asti, Mons. Umberto Rossi, istituì un processo diocesano, per capire e stabilire la veridicità di determinate situazioni; si consiglia di leggere la sentenza motivata e le conclusioni del processo diocesano.

Bibliografia

Maria Tartaglino è nata ad Asti in Corso Genova n. 43, il venerdì 17 settembre 1887, da Giovanni Tartaglino e Lafalli Olimpia. Rimase presto orfana di mamma quando non aveva ancora due anni, perché la mamma morì il 7 luglio 1889. Il padre morì poi il 30 aprile 1908.
Maria fu cresciuta dalla migliore amica di mamma Olimpia, Teresa Valsania, che la bambina chiamava Zia.

Maria fu battezzata il 18 Settembre 1887 nella parrocchia di San Pietro (Asti) e ricevette poi la Cresima nel 1900 in Duomo. Nello stesso giorno ricevette anche la prima Comunione nella chiesa di San Martino (Asti).

Già da bambina fu segnata dal sigillo della croce: è orfana in tenerissima età, pochissimo tempo dopo perde la vista dell’occhio sinistro.

Ancora da fanciulla fa il “voto eroico” a favore delle Anime del Purgatorio, dona tutti i meriti soddisfattori delle opere buone che compirà, “a suffragio delle Anime del Purgatorio”.
Quando sarà più grande, molte Anime del Purgatorio andarono da lei a chiedere suffragi; ed ella farà penitenza per loro con preghiere e sacrifici volontari (dal latino “sacrificium”:  “sacer” + “facere”, "rendere sacro").
Ben presto si sente portata a fare molte mortificazioni e sacrifici volontari, lo faceva per salvare le anime dei peccatori.

Nel 1900, il 23 Ottobre, entrò nell'Istituto chiamato “Santa Chiara” (perché una volta vi erano le “Clarisse”), fece parte delle “Figlie di Sant Anna”, fondate da San Giuseppe Marello; erano orfanelle che, divenute adulte, non volevano passare fra le suore ma nemmeno tornare nel mondo. Tre virtù animavano questa famiglia: umiltà, carità e obbedienza, inoltre, vivendo accanto agli Oblati, provvedevano al servizio domestico di questi ultimi alla Casa e all'Ospizio di Santa Chiara. (istituite dall'allora Mons. Giuseppe Marello Fondatore degli Oblati di S.Giuseppe).

La sua “accettazione” da parte dei Superiori ha qualche cosa di fuori dell’ordinario. In un primo tempo non accettarono la sua domanda, portando alcune ragioni che, forse, non erano che scuse più che difficoltà vere. Ma un giorno si presentò ai Superiori un vecchietto distinto che perorò la accettazione di Maria: “prendetela, sarà la vostra fortuna!...” e Maria fu accettata.
Non seppero mai chi era quel vecchietto distinto. Maria dice che “era San Giuseppe!”. Tanto la zia Valsania quanto Maria erano molto devote di San Giuseppe.

Maria era felice di stare a "Santa Chiara”. Era molto laboriosa, amava la povertà, non sprecava assolutamente nulla, accontentandosi di poco sia nel vitto che nel vestito. Le sue giornate erano piene del pensiero di Dio; fu anima veramente spirituale, ma nella semplicità, nella naturalezza, nella gioia serena.

Fra i vari confessori che ebbe in Santa Chiara vi fu anche il Parroco del Duomo: il Canonico Giuseppe Gamba, diventato più tardi Cardinale di Torino.

Presto il Signore le fece trovare, nel 1914, un confessore che la guidasse per anni nella via della santità: il Viceparroco di Santa Caterina (Asti)Don Placido Botti, Sacerdote integerrimo, sapiente e severo, pur nella bontà sincera. Sarà il confessore di Maria fin che non le sarà tolto d’Autorità, nel 1936. Per lei sarà l'inizio di un dolorosissimo Calvario, dopo quello che incominciò a seguito del sanguinamento del Crocifisso che emise sangue in camera sua.

La sua vocazione “era l’amore”. Amare Dio al sommo grado possibile e amare i peccatori per salvarli. Un posto del tutto particolare nel suo cuore lo avevano i Sacerdoti: per la loro santificazione si offriva di continuo come vittima interceditrice. Ha sopportato molte sofferenze, morali, fisiche e mistiche. Davvero Gesù crocifisso la fece “Sua sposa crocifissa”. Le ha fatto provare tutta la Sua passione, sia nel corpo che nell'anima: tristezza, tedio, paura, flagellazione, coronazione di spine, crocifissione, ardentissima sete, insulti, calunnie…

Ha portato i segni delle stigmate, visibili per circa cinque anni: dal 31 dicembre 1925 vigilia del primo Venerdì del mese, fino al 1930; poi, supplicando essa il Signore che gliele togliesse (perché nessuno se ne accorgesse), fu esaudita, ma i dolori corrispondenti le durarono per tutta la vita.

Riguardo alle stigmate le seppe nascondere portando i mezzi guanti, così che nessuno se n’era accorto.

Siccome tutta la sua vita era protesa alla salvezza delle anime, ebbe a che fare e a soffrire moltissimo per causa dei demoni che ne erano arrabbiati: la picchiarono, la presero in giro, la torturarono nei sensi del corpo, la eccitarono alla disperazione, ecc.

Sono numerosissime le sue lotte con i diavoli (è tutto documentato). Le apparivano sotto forme orribili: di bestie feroci, di omacci, di uccelli neri, di serpenti, con urla infernali, ecc. specialmente di notte.
Sovente lei usciva in questa espressione di dolore:
Le mie notti! Oh! le mie notti!!!”.

La sua vita fu una continua fedele obbedienza al suo confessore Don Botti, il quale era cosciente di avere da guidare un’anima eletta, straordinaria.

Maria Tartaglino scrisse moltissimo, in gran parte a letto, perché passò molti anni inferma, basta dire che al suo confessore, trasferito a Rocca d’Arazzo (fuori Asti), scrisse più di 440 lettere: una vera miniera spirituale. Scrisse un libro sul Sacro Cuore di Gesù (“I simboli che circondano il Cuore di Gesù”): vero gioiello, sia teologico che letterario, scritto con una limpidezza straordinaria; un trattato sullo “Sposalizio mistico dell’anima con Gesù”, che è il punto più alto della mistica; “Come evitare il Purgatorio”; Lettere alla suora che le controllava, per ordine del confessore, le stigmate: Suor Elisa Piacentino, delle Suore dell’Istituto Milliavacca(Asti);

“Poesie”; “Pensieri per il mese di Giugno”; è qualche cosa di profondo spiritualmente e di bello; la sua “Autobiografia” e numerosi altri scritti raccolti in vari quaderni.

Al riguardo è da tenere presente quanto la Tartaglino affermò, sotto giuramento, nel Tribunale ecclesiastico di Asti: “… Io scrissi tutto per espresso comando di lui (= il padre spirituale Don Botti) e piansi molto prima di adattarmi a fare questa obbedienza. Scrivevo correntemente, come se mi guidassero la mano, ma poi non rileggevo più, altrimenti ero portata a strappare tutto”. Ecco perché non ci sono correzioni; ma tutto scorre magnificamente.

La parentesi del sanguinamento del crocifisso che essa teneva in camera sull'inginocchiatoio (e davanti al quale da molti anni era solita passare delle ore in preghiera), sanguinamento riconosciuto miracoloso dal Vescovo di Asti Mons. Umberto Rossi dopo regolare Processo Diocesano, tanto che il Vescovo stesso in persona lo intronizzò solennemente nel Santuario di San. Giuseppe, e poi l’inaspettato ritiro dal culto, per ordine dell’Autorità superiore, costituì per la Tartaglino un “Calvario”, che essa salì con la generosità dei Santi, sopportando dicerie, calunnie e tutto quello che queste producono.

Altro “Calvario”, dolorosissimo, fu l’essere stata privata, di autorità, del suo confessore Don Placido Botti, che l’aveva guidata per vent’anni e che le dava tanta fiducia. Nessuno può immaginare la sofferenza spirituale di questa privazione.

Nella sua vita ebbe doni speciali dal Cielo: oltre le stigmate e altri segni della Passione di Gesù, ebbe lo “Sposalizio mistico con Gesù” l’8 Dicembre (solennità dell’Immacolata), che si rinnovò per alcuni anni sempre l’8 Dicembre- Ebbe il cuore “trapassato come da un carbone ardente”, a opera di un angelo, e altri doni…. Andò “in bilocazione” da Padre Pio, che, a sua volta andò dalla Tartaglino, con bilocazione, almeno tre volte. Era molto stimata da Padre Pio (ora canonizzato dalla Chiesa).
Una volta disse a chi dal Piemonte era andato da lui a S. Giovanni Rotondo: ”Perché venite da me? Avete la vostra Maria (la Tartaglino), andate da lei: quello che vi dice lei io lo sottoscrivo”.

Maria Tartaglino morì il primo Settembre 1944, primo venerdì del mese, ad Asti, dove era vissuta. Aveva cinquantasette anni.
La sua salma, che si trova nel cimitero di Asti – Reparto B - Campata 9 – Loculo 17 - Davanti al loculo ci sono sempre fiori.
Molte persone vanno a pregare Maria Tartaglino per ricevere grazie.

Sono state riferite, a cominciare prestissimo dopo la sua morte, moltissime grazie, attestate con giuramento.
Se ne contano oltre cento.

Fonti:
Padre Capettini osj: "Una breve biografia".
Padre Angelo Rainero osj: ”Vita di Maria Giuseppina”.
Prof. Paolo Risso: Maria Tartaglino - “Ostia con Gesù Crocifisso”.

NOTE:
Nonostante la sua profondissima umiltà, Maria Tartaglino non poté non fare le due affermazioni seguenti:
Gesù le disse: “Io sono la figura della sostanza di mio Padre nella mia Divinità, e tu sarai la figura della mia sostanza nella mia umanità”.

E quando sarà tua volontà, o Gesù, che io Ti faccia conoscere ed amare, allora diventerò l’Ostensorio che
Ti mostrerò esposto agli occhi di tutti nella fede: in me Ti rifletterai
”.


Preghiera
per la glorificazione 

O Gesù crocifisso,
che hai tanto amato Maria Tartaglino
e l’hai arricchita del tuo amore
e del tuo dolore,
facendola tua sposa crocifissa,

Ti chiediamo di glorificarla,
concedendoci, per sua intercessione,
la grazia che umilmente ti chiediamo.

Abbi misericordia di noi.

Si recitano
5 Gloria Patri a Gesù crocifisso.

[pro manuscripto ad uso privato]




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